Autosvezzamento (quando iniziare?)

Torno al blog dopo due anni, per me difficili, con la speranza che questa mia passione possa aiutarmi a crescere e che il futuro abbia in serbo cose belle e qualche soddisfazione.

Affronterò un tema a me vicino, quello dell’autosvezzamento, o, meglio, dell’alimentazione complementare a richiesta. L’ho sempre ritenuto un tema molto interessante, tanto che avrei voluto scrivere la tesi di laurea su questo approccio ma sarebbero serviti anni per dimostrare se realmente ciò comporta un sostegno all’autoregolazione. Nel frattempo non ho smesso di leggere, documentarmi, partecipate ad aggiornamenti e, in ultimo, sto testando sul campo con il mio bambino!

Per ora devo dire che a Jacopo non dispiace fare da cavia!

Da osservatrice (sono circa 6 settimane che il mio bimbo ha iniziato ad autosvezzarsi) sono molto colpita e a volte incredula nel constatare quanto competente possa essere un bambino di pochi mesi. Adoro il fatto che è partecipe in prima persona di ciò che mangia: niente “capricci” niente aeroplanino, niente dai aprilaboccaperfavore, niente turni con il marito a tavola, niente prima faccio mangiare lui poi penso a me. E già solo per questo promuoverei! Inoltre noto con piacere che ormai Jacopo sta imparando gli orari e si siede curioso nel seggiolone, impaziente di scoprire ciò che gli proporrò. Mi piace guardare la sua faccia soddisfatta mentre “mangia come noi”, tutti insieme a tavola a condividere questo momento.

Di cosa si tratta?

L’alimentazione complementare a richiesta è un “nuovo” modo di intendere lo svezzamento, nuovo tra virgolette perché a pensarci bene deve essere stato sicuramente il modo con cui tutti i bambini sono stati cresciuti fino a (relativamente) pochi anni fa.

Sostanzialmente il latte – materno o formulato – rimane la base dell’alimentazione e oltre a questo si propongono degli assaggi. Per “complementare” si intende quindi di completamento al latte. Soprattutto all’inizio nessuna poppata viene sostituita, il bimbo non deve arrivare al pasto affamato, bensì sufficientemente sazio per concentrarsi e con pazienza dedicarsi a questa attività. A richiesta perché viene rispettata la volontà manifestata dal bambino di mangiare / non mangiare / quanto mangiare / cosa mangiare (su questa ultima affermazione ci tornerò con un articolo a parte).

Quando cominciare?

Quando si osserva che il bambino

– sta seduto bene da solo

– ha perso il riflesso di estrusione

– è interessato al cibo

– ha una buona coordinazione occhio-mano

– ha compiuto i 6 mesi

 

È necessario che stia seduto bene perché ciò indica che il suo sviluppo muscolare è arrivato al punto di poter gestire cibo in bocca e a diglutire, scongiurando il pericolo di soffocamento (provate voi a mangiare semi sdraiati!) , il riflesso di estrusione è invece quella caratteristica dei bambini di protrudere la lingua quando gli si toccano le labbra (si può provare con il cucchiaino per vedere se c’è ancora o meno). Molti sono i video online di bambini che vengono imboccati e sputano tutto: questo segnale sta ad indicare che lo svezzamento va rimandato ancora di qualche tempo (e può trattarsi davvero di pochi giorni a volte). È il bambino che deve mostrare interesse al cibo, iniziare a mangiare deve essere una risposta alla sua curiosità spontanea. Da quando Jacopo ha cominciato a stare seduto da solo stava con noi a tavola, inizialmente in braccio al suo papà, successivamente nel seggiolone; questo gli ha permesso di essere a suo modo partecipe al momento dei pasti e a noi di mangiare in tranquillità. Gli abbiamo lasciato un cucchiaino tutto suo e a volte qualche giochino, finché si è distratto con quello l’abbiamo lasciato fare. Quando abbiamo capito che era realmente interessato al cibo e non solo ad imitarci (buttava il cucchiaino e si lanciava a bocca aperta sul piatto )  , abbiamo valutato gli altri punti indispensabili. Nel nostro caso non stava seduto ancora perfettamente ed aveva 5 mesi e mezzo, è bastato cercare di tenerlo occupato una decina di giorni e poi molto gradualmente abbiamo iniziato gli assaggi, ma ci sono bambini che non sono pronti al cibo solido anche fino a 7 o, qualche volta, 8 mesi. La coordinazione occhio mano è fondamentale per l’autosvezzamento, in questo modo è il bambino stesso che prende il cibo e se lo porta alla bocca. Osservando Jacopo sono stupita anche di quanto un’azione che per noi è così semplice come mangiare sia in realtà una palestra per perfezionare movimenti: inizialmente il cibo cascava sovente a terra e alcuni formati proposti faticava a prenderli, ora casca molto molto meno cibo, raccoglie anche pezzettini più piccoli e se cascano li riprende.

Il traguardo dei 6 mesi è un’indicazione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quanto si è visto come prima di questa età l’organismo e soprattutto l’intestino non sono pronti per ricevere cibo che sia diverso dal latte (che sia materno o che sia formulato). Prima dei 6 mesi inoltre è anche poco probabile che il bambino abbia raggiunto tutti i punti indispensabili per introdurre alimenti solidi.

 

 In foto uno dei primissimi assaggi del mio ometto: avocado (sullo sfondo si può osservare un papà terrorizzato dalla paura di sporcarsi indossare un bellissimo grembiule handmade!) 


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8 bicchieri di acqua al giorno? Non per tutti!

Tutti ce lo ripetono: si devono bere 8 bicchieri di acqua al giorno per rimanere in salute.

Ma, come può essere che il quantitativo di acqua deve essere preventivamente stabilito? Perchè 8 bicchieri?

Come sempre, anche in questo caso la parola che dobbiamo ricordarci è: PERSONALIZZAZIONE.

Ovvero, ciò che va bene per te può non andar bene per me. Così, anche per definire il fabbisogno idrico, entrano in gioco molte variabili: chi siamo, cosa facciamo, come mangiamo, per non parlare della stagione in cui ci troviamo.

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Chi siamo: generalmente è sufficiente non ignorare lo stimolo della sete per assicurarsi una adeguata idratazione, tuttavia alcune persone devono prestare più attenzione. Alcuni di noi, infatti, non sono allenati ad assecondare questo stimolo e non lo riconoscono, se ne accorgono a fine giornata quando “ops, in tutto il giorno non ho finito nemmeno la bottiglietta da 500 ml che mi ero portata in borsa”. Altri fisiologicamente lo sentono meno. Quest’ultimo è il caso delle persone anziane in cui il centro della sete, che risiede nell’ipotalamo, comincia a funzionare un po’ meno: non è vero che non hanno sete – e quindi bisogno di idratarsi – ma il corpo non glielo comunica più come dovrebbe.

Cosa facciamo: questo è facile. Un impiegato in ufficio con l’aria condizionata avrà sicuramente bisogno di un apporto idrico inferiore ad un asfaltatore che lavora sotto il sole con 40 °C. Allo stesso modo, se facciamo sport o altre attività impegnative che aumentano la sudorazione (non credete che stirare i panni a fine luglio sia una cosa da poco 😀 ) avremo necessità di qualche bicchiere in più di acqua durante la giornata.

Come mangiamo: una dieta a base di frutta, verdura e cereali integrali comporta un minore fabbisogno idrico, non dimentichiamo che l’acqua è contenuta anche negli alimenti e che mangiandoli introduciamo anche quella. Se la nostra dieta è a base di biscotti, alimenti raffinati e junk food il bisogno di introdurre acqua aumenterà, anche in virtù del fatto che servirà non solo per idratare il corpo ma anche per “depurarlo”.

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Clima: d’estate il fabbisogno aumenta, d’inverno diminuisce.

 

Ora, con il senno di poi, 8 bicchieri sì 8 bicchieri no? L’abbiamo sentito in Tv, deve essere vero. Ci siamo mai chiesti però quando lo abbiamo sentito? Non sarà per caso durante gli spot pubblicitari delle più rinomate marche di acqua?!

Come regolarsi? Poche semplici regole:

  1. Se senti sete bevi!
  2. Se ti accorgi che stai bevendo veramente poco (si nota anche dalla pelle disidratata…) porta con te una bottiglietta e se anche questa non funziona scarica una app che ti ricordi di bere – ce ne sono e funzionano! – Il consiglio vale per le persone anziane, che si scordano di bere per i motivi detti sopra.
  3. Se non bevi perchè l’acqua ti stufa non serve ricorrere a succhi o bevande, è necessario imparare a dissetarsi con l’acqua, non con zuccheri liquidi. Molto utile in questo caso è l’acqua aromatizzata o detox, cercando con google si trovano molte idee oppure, semplicemente, sperimentate! La mia preferita: foglie di menta, limone e zenzero.
  4. Potrà sembrare un consiglio strano ma, guarda la pipì! Se è troppo scura e concentrata stai bevendo troppo poco, se è incolore e lo stimolo alla minzione è continuo forse stai bevendo troppo!

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Alcune pazienti durante la nostra chiacchierata di conoscenza mi riferiscono di sforzarsi a bere almeno 3 litri di acqua, soprattutto sperando che questo riduca la cellulite e che per questo hanno inoltre bandito il sale dalla tavola e dalle pietanze. La cellulite proviene da diversi fattori e sperare di eliminarla solo con l’acqua, ahimè, non funziona; detto questo, sforzarsi e bere eccessive quantità di acqua è controproducente, causa gonfiore, continua minzione e, soprattutto, non idrata. L’acqua è un alimento prezioso per la salute delle nostre cellule ed è al suo interno che avvengono le reazioni che ci tengono in vita ma, quando è in eccesso viene accumulata fuori dalla cellula ed è praticamente inutile. In altre parole, ciò che non serve non viene utilizzato.

Consiglio poi di non eliminare il sale, viene naturale pensarlo e prima dei miei studi anche io cercavo di evitarlo. La mia prova del “senza sale sto meglio”  – maledette riviste e giornali da leggere sotto l’ombrellone – iniziò proprio in estate… che cali di pressione e giramenti di testa!

Un pizzico di sale marino integrale ad ogni pasto! Conferisce un buon sapore alle pietanze, se soffrite come me di pressione bassa è fondamentale, apporta minerali e.. consente all’acqua che beviamo di essere utilizzata correttamente.

Concludendo, il metodo migliore per idratarsi consiste nel limitare ad un paio di bicchieri l’acqua durante i pasti e poi sorseggiare il resto durante l’arco della giornata. E’ necessario ascoltare il proprio corpo, quello che ci chiede, se ha sete o meno, oppure sforzarsi nei casi in cui abbiamo appurato che non siamo in grado si assecondare i nostri bisogni.

Poco importa che i bicchieri siano 6 o 12.

Lascio uno spezzone di un video che mi fa sorridere ogni volta, il Prof. Berrino e il Padre Eterno! :)

LE 10 NORME ANTICANCRO DELL’OMS, PARTE 3

LIMITARE IL CONSUMO DI ALIMENTI AD ALTA DENSITA’ CALORICA ED EVITARE IL CONSUMO DI BEVANDE ZUCCHERATE

Benchè ai giorni nostri la dietetica non si possa più ridurre ad un mero conteggio calorico, il concetto di densità calorica rimane importante. Questa esprime la quantità di calorie contenute in 100g di un determinato alimento.

Facciamo alcuni esempi (tutte le calorie riportate in seguito sono sommarie e a scopo indicativo):

la verdura contiene una media di 20-30 kcal ogni 100g

la frutta contiene una media di 40-50 kcal ogni 100g

la frutta secca contiene una media di 500-600 kcal 100g

e così via…

In linea di massima, più un alimento contiene acqua meno calorie ha, come frutta e verdura per esempio. Con lo stesso principio si possono paragonare alimenti di una stessa tipologie, per esempio nella categoria pane e sostituti: il pane ha meno calorie rispetto ai grissini o ai cracker. Questo è uno dei falsi miti sull’alimentazione, quante volte avete sentito dire “il pane fa ingrassare lo evito e preferisco un pacchetto di cracker?” ora potete capire bene come questo ragionamento non abbia alcun senso.

Facciamo un passo avanti.

Sempre utilizzando gli esempi riportati prima, vediamo come la frutta secca ha molte più calorie rispetto a quella fresca, se ci fermassimo ai numeri risulterebbe quindi un alimento da bandire totalmente. E’ proprio così? Per rispondere dobbiamo introdurre un concetto nuovo, la porzione: una porzione media (cioè la quantità da noi consumata in una volta) di frutta fresca è circa 200g – corrisponde circa ad una mela o un arancia o una coppetta di macedonia-, quella della frutta secca sui 30g – circa una manciata-. Da ciò ne deriva che una porzione media di frutta apporta 100 kcal, una di frutta secca 150. Capite la differenza?

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In sostanza le linee guida suggeriscono di tenere sott’occhio le porzioni di cibi ad elevata densità calorica, di utilizzare ricette leggere e salutari (100g di pasta alle verdure non hanno le stesse calorie di 100g di pasta panna e prosciutto!), e di evitare tutti quei prodotti industriali come torte, biscotti, merendine e junk food in cui l’alta densità calorica è la caratteristica. Questi prodotti inoltre sono ricchi di calorie vuote, forniscono energia (le calorie) ma senza fornire nessun nutriente.

Riguardo alle bibite zuccherate (e anche quelle light aggiungerei), che siano cola, limonata o succhi di frutta o bevande vegetale andrebbero evitati o riservati solo alle occasioni. E’ necessario imparare a riconoscere la sete e dissetarsi con l’acqua, aggiungere quantità spropositate di zucchero nelle bevande è molto deleterio. Si tratta di zuccheri semplici in forma liquida, che non ci mettono molto ad essere assorbiti perchè non devono essere scomposti o rielaborati per potere essere utilizzati. La vostra glicemia subirà un’impennata e metterete in moto tutta una serie di processi che non faranno nient’altro che farvi ingrassare. Ci si riferisce sia alla modalità di come zuccherate le vostre bevande ma anche, e soprattutto, di bibite già presenti in commercio.

Lo sapete che una lattina da 33cl di CocaCola contiene ben 7 bustine di zucchero?

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Se ne può fare a meno, non sono un alimento indispendabile ed insostituibile. Se rientrate tra coloro che bevono succhi o bevande per invogliarsi a bere di più (accade soprattutto d’estate), ecco alcuni suggerimenti:

  • tè e tisane da poter bere anche tiepide o fredde (tè verde, frutti rossi, karkadè,..)
  • Infuso di acqua limone e zenzero
  • acqua aromatizzata: mettete pezzetti di frutta come fragole o limone o arancia, foglie di menta, frutta come cetrioli per esempio nella vostra bottiglietta di acqua

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  • se sapete di far fatica a bere portate sempre con voi una bottiglietta d’acqua e sorseggiatene non appena sentite sete o vi ricordate di averla con voi, in poco tempo diventerà naturale
  • perchè non puntare una sveglia ogni due ore che ce lo ricordi? Esistono anche delle app grauite con questo scopo!

 

INVOLTINI DI VERZA CON RISO BASMATI E GAMBERI ALLO ZENZERO

Quanto ispirano questi involtini! Una mia cara amica mi regala le verze del suo orto e mi sono chiesta come utilizzarle in modo creativo e diverso dal solito minestrone o contorno di verdure scottate, ecco che ho trovato un buon modo, piaciuto anche al moroso schizzinoso!

Ho preso spunto da qui: http://www.polveredivaniglia.it/involtini-di-pak-choi-ripieni-di-riso-jasmine-e-gamberi-allo-zenzero/

Ingredienti:

  • 100 g riso basmati
  • 1 verza
  • circa 25 gamberi (mazzancolle)
  • zenzero
  • ghee (burro chiarificato)

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Staccare le foglie delle verze stando attenti a non romperle (o a non farsele rubare dal cane, come è successo a me.. solo io ho un cane che impazzisce per le crucifere?!) e cuocerle a vapore per circa 15-20 minuti. Far bollire una pentola di acqua, salare e buttare il riso che in genere cuoce in 10 minuti. Sgusciare i gamberi, far scaldare un cucchiaino di ghee e buttare i gamberi, cuocere a fuoco basso per 10 minuti circa, quando sono cotti lasciare raffreddare e tagliare a pezzettini, versare anche il riso nella stessa padella, ancora 1 cucchiaino di ghee e spadellare il tutto grattugiando un pochino di radice di zenzero.

Riprendere le verze, asciugarle con carta da cucina e disporle su un piatto. Versare al centro una cucchiaiata di riso e piegare i lembi della foglia di verza.

Come accompagnamento ho utilizzato la salsina proposta da polvere di vaniglia: 1 cucchiaio di tahin, 2 di olio extravergine, sale marino integrale e limone.

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TORTA BIANCO LATTE (di cocco, full fat)

Avete mai assaggiato il latte di cocco? Quello vero, con tutti i suoi grassi, non quello annacquato e zuccherato, ma quello che si trova in lattina, denso e buonissimo.

L’ ho comprato a Natura sì, ma lo potete trovare anche online su Shop come macrolibrarsi, o se avete fortuna anche in qualche negozietto etnico ad un prezzo sicuramente inferiore.

Appena l’ ho sfornata sul nome non ho avuto dubbi: Bianco latte, perché è candida come il latte, dolce ma non troppo, cremosa e compatta. E che profumo rimane per casa!

Quale occasione migliore di San Valentino per sperimentare? 💕

Ingredienti

  • 300g di farina non raffinata (io ho usato un mix di grani antichi, dopo averla assaggiata consiglio però di sperimentare con farina di farro e riso o grano semintegrale. La farina integrale pura renderebbe più pensante il gusto)
  • 200 ml latte di cocco full fat
  • 50g zucchero di canna
  • 2 uova
  • 1 limone (scorza e succo)
  • 1/2 bustina di lievito
  • 1/2 bacca di vaniglia

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Separare le uova, montare a neve gli albumi e lasciarli da parte. Unire lo zucchero ai tuorli e sbattere bene con la frusta finché non si crea un composto spumoso, aggiungere poi farina e lievito setacciati e mescolare. Unire il latte di cocco, la vaniglia, il succo di limone e la scorza. Amalgamare bene finché il latte di cocco non presenta più grumi, unire gli albumi mescolando lentamente dal basso verso l’alto.

Cuocere in forno statico preriscaldato a 180*C per circa 30 minuti.

(io ho aggiunto 1 mela tagliata a spicchi, che rallenta la cottura, avrei dovuto tenerla in forno qualche minuto in più.. Ovviamente usando lo stampo a ciambella in silicone la decorazione è al contrario, che dire, ridiamoci su! Devo migliorare 😢😂)

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Estratti yummi yummi

Ecco i miei due estratti preferiti!

Estratto autunnale (il mio preferito in assoluto)

  • 1 pera piccola
  • 1/2 mela
  • la parte esterna del finocchio (con tanto di foglioline di aneto)
  • 2 coste di sedano con qualche foglia
  • 1 cm di radice di zenzero
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Qui abbinato ad un mesquite pancake coperto di confettura alla ciliegia e zenzero

 

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  • 1 melograno
  • 1 mela

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Enjoy!

Mesquite pancake

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  • 1 uovo biologico
  • 1 cucchiaio farina 0
  • 1/2 cucchiaio farina di mesquite
  • cannella a piacere
  • 1 puntina di lievito
  • pizzico di sale marino integrale

Rompere e sbattere l’uovo in una ciotola, aggiungere poi il resto e mescolare energicamente finchè sarà tutto amalgamato bene. Alzando il cucchiaio dovrebbe fare “il filo”, altrimenti regolare la consistenza con uno-due cucchiai di acqua. Far scaldare un cucchiaino di olio extravergine di oliva in una padella antiaderente, quando caldo spargerlo con un tovagliolo di carta, togliendo così anche l’eccesso. Versare il composto nella pentola e farlo cuocere per circa 3-4 minuti, quando muovendo la pentola il pancake si muoverà scivolando è ora di girarlo con una spatola. Oplà! Far cuocere per un altro paio di minuti, servire e mangiare caldo.

Qui accompagnato con marmellata di mele fatta dalla mamma, senza zucchero, e un buon tè della felicità (Yogi).

Potrà mai essere una brutta giornata oggi?!

MY HEALTHY BREAKFAST

Questa sezione sarà dedicata alle mie colazioni per il 2016.

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Il primo dell’anno è un giorno di cambiamenti, di grande motivazione, ma con il rischio che questa prosegua in calando per tutto il resto dell’anno. L’impegno principale che ho scelto è stato proprio quello di dedicare più tempo alla mia colazione, quante volte ci si alza di corsa e si fa colazione con cose a caso, tè e due biscotti al volo?

No, io non voglio. La colazione è il pasto che preferisco, voglio dedicarci il tempo adeguato, assaporarla, goderla e impegnarmi affinchè questo succeda. Voglio esplorare nuove ricette, nuovi sapori, nuove combinazioni. Condividerla è uno stimolo grande a mantenere questo impegno, sperando allo stesso tempo di poter regalare spunti a qualcuno.

Chi ben comincia è a metà dell’opera, no?

 

Pesto di cavolo nero

Avete mai pensato ad usare il cavolo nero come condimento?

È buonissimo, sanissimo e un ficosecchissimo!  🌿🌿

  • IMG_20160213_212000Ingredienti:
    ⚪ 300g cavolo nero
    ⚪ 4 acciughe (viene bello saporito)
    ⚪ 50g parmigiano reggiano grattugiato
    ⚪ 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
    ⚪ 35g pinoli

Staccare le foglie del cavolo dalla parte dura centrale e lessarle in poca acqua per circa 5 minuti, quando le foglie si scuriscono un po’ sono pronte. Scolare tenendo da parte un po’ dell’ acqua di cottura, unire tutto nel mixer e frullare, regolando di consistenza con l’ acqua di cottura (io ne ho messi circa 6 cucchiai).
Si conserva in frigorifero per qualche giorno, altrimenti si può lasciare porzionato in piccoli contenitori anche nel freezer.
Ottimo sulla pasta e sulle bruschette!

Cuori integrali

In cerca di un dolcetto per San Valentino? Perchè non preparare questi semplici biscotti integrali?

Ingredienti

  • 150 gr di farina integrale
  • Un uovo bio
  • 100 ml di succo di mela bio e non dolcificato
  • Un cucchiaio di olio di semi di girasole
  • Mezzo cucchiaino di lievito in polvere
  • 200 gr marmellata di fragole senza zucchero aggiunto

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Procedimento

Setacciare la farina ed il lievito, unire poi l’uovo, l’olio e il succo di mela ed amalgamare bene finchè non si forma una palla liscia (potete anche usare il mixer).

Avvolgere la palla di pasta nella pellicola per alimenti e lasciare riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.

Stendere con un mattarello infarinato la pasta ad uno spessore uniforme e procedere con gli stampini o a mano libera con un coltello. Ogni biscotto sarà formato da due cuori: una parte sotto e una sopra che dovrà essere ulteriormente lavorata con uno stampino a cuore più piccolo. Continuare così finchè avrete finito la pasta ed ogni biscotto avrà il suo sopra ed il suo sotto.

*potete anche creare sopra e sotto rotondi e poi in centro utilizzare lo stampo a cuore

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Disporre tutte le parti sotto (quelle non lavorate) su una placca da forno, stendere un cucchiaino di marmellata e chiudere sovrapponendo le parti sopra, quelle cioè che avranno solo la cornice del cuore.

Cuocere posizionando nella parte bassa del forno, già preriscaldato a 180* per circa 25 minuti (controllare quando sono dorati e che la marmellata non si bruci).

Buon S. Valentino!

 

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